– Atto III, Scena IV Songtext
von 'o Zulù & Caterina Bianco
– Atto III, Scena IV Songtext
Mattina di regime, ma restano le rime
Prima che possano dire, prima che possano fare male
Arresto preventivo, è questo il nuovo regime
Ha ancora bisogno di opprimere, ma prima deprime
E prima di tutti deprime me
′Sti farabutti che mi reprimono le idee
Mi portano al loro livello e dopo mi fanno sentire inadatto
Se solo riuscissi un attimo a scrollarmeli di dosso
Mi sgomberano il cervello tutti i giorni come agosto
Lenti, lenti e violenti
Quando chiudo gli occhi i miei ricordi vanno a rallenty
Slow motion cruenti
Piccoli shock come i grandi cambiamenti
Non è più tempo di giocare a fare i delinquenti
E nemmeno quello di tirare fuori i sentimenti
Questi sono tempi bui di risentimenti
E se questi sono i tempi, allora sono i tempi miei
Ne ho tanti e così profondi che quando chiudo
Gli occhi i miei rancori vanno a rallenty
Slow motion cruenti
Piccoli shock come i grandi avvertimenti
Non è che la violenza che non vedi non si sente
Si insinua lentamente nei pensieri e li rallenta alimentandoli di sé
Siamo solo lo specchio dei tempi deformato da due lenti divergenti
Slow motion, rallento
Lo stato di shock è diventato permanente
Nella vita si vede, nella musica si sente
E nessuno di voi c'ha mai potuto fare niente
La vita a volte è strana in stato d′emergenza
È come un terremoto, forza alla convivenza
E nessuno tornerà mai più al suo punto di partenza
La vita a volte è strana in stato d'emergenza
Cosa sei disposto a perdere? Che cosa puoi cambiare?
Sono queste in emergenza le domande che ti devi fare
E poi non trovi mai il tempo per rispondere
Accade tutto in fretta e tu ti devi muovere
E più ti muovi rapido meno ti fai tracciare
Ma più difficilmente trovi il tempo per pensare
E allora non ci pensi più, come se scegliessi tu
Si può solo andare su
E continui a ripeterlo man mano che vai giù
Rima dopo rima vado giù
La strofa sta finendo, vado giù
Ma cado sorridendo e vado giù tranquillo
Perché dopo ogni strofa viene sempre il ritornello
Prima che possano dire, prima che possano fare male
Arresto preventivo, è questo il nuovo regime
Ha ancora bisogno di opprimere, ma prima deprime
E prima di tutti deprime me
′Sti farabutti che mi reprimono le idee
Mi portano al loro livello e dopo mi fanno sentire inadatto
Se solo riuscissi un attimo a scrollarmeli di dosso
Mi sgomberano il cervello tutti i giorni come agosto
Lenti, lenti e violenti
Quando chiudo gli occhi i miei ricordi vanno a rallenty
Slow motion cruenti
Piccoli shock come i grandi cambiamenti
Non è più tempo di giocare a fare i delinquenti
E nemmeno quello di tirare fuori i sentimenti
Questi sono tempi bui di risentimenti
E se questi sono i tempi, allora sono i tempi miei
Ne ho tanti e così profondi che quando chiudo
Gli occhi i miei rancori vanno a rallenty
Slow motion cruenti
Piccoli shock come i grandi avvertimenti
Non è che la violenza che non vedi non si sente
Si insinua lentamente nei pensieri e li rallenta alimentandoli di sé
Siamo solo lo specchio dei tempi deformato da due lenti divergenti
Slow motion, rallento
Lo stato di shock è diventato permanente
Nella vita si vede, nella musica si sente
E nessuno di voi c'ha mai potuto fare niente
La vita a volte è strana in stato d′emergenza
È come un terremoto, forza alla convivenza
E nessuno tornerà mai più al suo punto di partenza
La vita a volte è strana in stato d'emergenza
Cosa sei disposto a perdere? Che cosa puoi cambiare?
Sono queste in emergenza le domande che ti devi fare
E poi non trovi mai il tempo per rispondere
Accade tutto in fretta e tu ti devi muovere
E più ti muovi rapido meno ti fai tracciare
Ma più difficilmente trovi il tempo per pensare
E allora non ci pensi più, come se scegliessi tu
Si può solo andare su
E continui a ripeterlo man mano che vai giù
Rima dopo rima vado giù
La strofa sta finendo, vado giù
Ma cado sorridendo e vado giù tranquillo
Perché dopo ogni strofa viene sempre il ritornello
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