– Atto I, Scena IV Songtext
von 'o Zulù & Caterina Bianco
– Atto I, Scena IV Songtext
Buonasera
Ancora novantanove posse
Ancora faccia a faccia
E nella sfera bufera
E minaccia tempesta
Che piaccia o non piaccia
Perché non è una festa
Ci manca il festeggiato
È ferito, angosciato
Gli girano le palle
Sta nauseato
Dal ciclico ripetersi del rito nazionale della inutilità
L′allan faccio, zulù
Che poi spengono le luci
E rimani solo tu e il silenzio di piombo
È passato
Un altro rito è consumato
L'impianto è ripartito
E poi domani chissà
Nuovo giorno, nuova storia
Un′altra grande città da scioccare
Mentre tutto resta uguale
Tutti insieme a riordinare
Giornalisti e camerieri
Radio ed intellettuali
Che la normalità torni e regni sovrana
'A serata è andata bene
Nu maciell
E allora niente ritornello
Niente fottuto ritornello
E senza il ritornello
Questo pezzo è meno bello
E piacerà ancora di meno se vi mando a fare in culo
Stronzi fighetti
Brucerete nel mio inferno pagano
E morirete maledetti
Con le vostre linguettine biforcute
E con la vostra ipocrisia
Che non è la storia mia
La mia è la storia di uno stronzo
Uno stronzo che percorre una strada, una via
E il presupposto per percorrere questa strada è che un motivo ci sia
Non c'è nessuna garanzia
Milioni di percorsi per un unico obiettivo che è il mio
E non ti appartiene
Nemmeno te ne accorgi che cos′è, dove va e da dove cazzo viene
Bello sì, scemo
E nemmeno perdo tiempo a te spiega′, nun conviene
È tiempo perso
E tiempo a perdere tu ottiene
Occupato a stabilire cos'è in, cos′è out
Quanti soldi uno c'ha
Mentre qua
Io sto occupato a controllare quanto
Cazzo di sangue m′è rimasto nelle vene
Ho spiegato al salumiere sotto casa il
Mio progetto di etichetta indipendente
E le battaglie che facciamo per tenere il prezzo basso
Ma non gliene frega un cazzo di niente
Se un Dio lassù nei cieli
Fosse solo un angioletto che va a spasso
Ci fosse, vedesse, parlasse
Potrebbe raccontare con parole più appropriate e convincenti
Descrivere una ad una le decine di correnti contrastanti
Che a bordo di neuroni un po' inquietanti
Conducono milioni di impulsini cerebrali nello stomaco
In idiosincrasia col fegato
Che manda sensazioni negative proprio al centro del mio colon
Che prende gli impulsini di qui sopra e li rimanda indietro al volo
Back to my fucking brain
Quello che io sono non è mai abbastanza simile a quello che vorrei
E a quello che vorresti tu da me
Che non lo sai
Non lo sai
Quello che io faccio non è mai abbastanza simile a quello che farei
E a quello che faresti tu
Che però non lo sai
Non lo sai davvero
Anche se ogni volta io ci spero, cazzo
Ancora novantanove posse
Ancora faccia a faccia
E nella sfera bufera
E minaccia tempesta
Che piaccia o non piaccia
Perché non è una festa
Ci manca il festeggiato
È ferito, angosciato
Gli girano le palle
Sta nauseato
Dal ciclico ripetersi del rito nazionale della inutilità
L′allan faccio, zulù
Che poi spengono le luci
E rimani solo tu e il silenzio di piombo
È passato
Un altro rito è consumato
L'impianto è ripartito
E poi domani chissà
Nuovo giorno, nuova storia
Un′altra grande città da scioccare
Mentre tutto resta uguale
Tutti insieme a riordinare
Giornalisti e camerieri
Radio ed intellettuali
Che la normalità torni e regni sovrana
'A serata è andata bene
Nu maciell
E allora niente ritornello
Niente fottuto ritornello
E senza il ritornello
Questo pezzo è meno bello
E piacerà ancora di meno se vi mando a fare in culo
Stronzi fighetti
Brucerete nel mio inferno pagano
E morirete maledetti
Con le vostre linguettine biforcute
E con la vostra ipocrisia
Che non è la storia mia
La mia è la storia di uno stronzo
Uno stronzo che percorre una strada, una via
E il presupposto per percorrere questa strada è che un motivo ci sia
Non c'è nessuna garanzia
Milioni di percorsi per un unico obiettivo che è il mio
E non ti appartiene
Nemmeno te ne accorgi che cos′è, dove va e da dove cazzo viene
Bello sì, scemo
E nemmeno perdo tiempo a te spiega′, nun conviene
È tiempo perso
E tiempo a perdere tu ottiene
Occupato a stabilire cos'è in, cos′è out
Quanti soldi uno c'ha
Mentre qua
Io sto occupato a controllare quanto
Cazzo di sangue m′è rimasto nelle vene
Ho spiegato al salumiere sotto casa il
Mio progetto di etichetta indipendente
E le battaglie che facciamo per tenere il prezzo basso
Ma non gliene frega un cazzo di niente
Se un Dio lassù nei cieli
Fosse solo un angioletto che va a spasso
Ci fosse, vedesse, parlasse
Potrebbe raccontare con parole più appropriate e convincenti
Descrivere una ad una le decine di correnti contrastanti
Che a bordo di neuroni un po' inquietanti
Conducono milioni di impulsini cerebrali nello stomaco
In idiosincrasia col fegato
Che manda sensazioni negative proprio al centro del mio colon
Che prende gli impulsini di qui sopra e li rimanda indietro al volo
Back to my fucking brain
Quello che io sono non è mai abbastanza simile a quello che vorrei
E a quello che vorresti tu da me
Che non lo sai
Non lo sai
Quello che io faccio non è mai abbastanza simile a quello che farei
E a quello che faresti tu
Che però non lo sai
Non lo sai davvero
Anche se ogni volta io ci spero, cazzo
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